giovedì 14 dicembre 2017

Knockdown termale



Nessuno ne parla, ma il Comune di Galatro, nell’ultimo round dello scontro con la Terme Service, è stato messo un’altra volta al tappeto. Con un’ordinanza collegiale (201700944 (REGGIOCALABRIA, SEZIONE 1) html ) emessa già da alcune settimane, i giudici del TAR di Reggio Calabria hanno rinviato al 21 marzo 2018 la discussione del merito del ricorso presentato a suo tempo dall’ex gestore privato, per dargli il tempo di esperire l’accesso agli atti richiesto alla Regione Calabria il 20 ottobre scorso (accesso che ormai è stato esperito, essendo trascorsi i trenta giorni entro i quali, se l'istante ne ha diritto, deve essere concesso).

Qual è lo scopo di questo accesso agli atti con contestuale estrazione di copia? Dal testo dell’ordinanza risulta chiaramente che la Terme Service vorrebbe dimostrare, se gli atti corroborassero la sua tesi, che le autorizzazioni sanitarie e l’accreditamento istituzionale, rilasciate dalla Regione al Comune, sarebbero illegittimi.

Se questo nuovo motivo fosse accolto dai giudici amministrativi ASSORBIREBBE tutti gli altri già posti alla base del ricorso, facendo piazza pulita dei motivi di controversia legati alle inadempienze del gestore privato, alla scadenza del contratto, ecc., a proposito dei quali il Comune ha ottenuto, mesi fa, una vittoria che rischia sempre più di rivelarsi una vittoria di Pirro.

Il logico corollario di una decisione favorevole alla Terme Service sarebbe, come ho già fatto notare ai “gridazzari” e agli “strambati” che troppo frettolosamente si sono abbandonati a sguaiate manifestazioni di giubilo (v. qui sotto l'articolo dell'8 giugno 2017), che la Terme Service potrebbe chiedere al Tribunale Civile il riconoscimento dei danni subiti per la mancata gestione provvisoria (di un’intera stagione!) in attesa dell’esperimento della gara per l’affido ad un gestore privato di tutta la struttura termale. Una gestione provvisoria che il Comune, se fosse stato privo di autorizzazioni sanitarie ed accreditamento per l’attività termale, avrebbe dovuto affidare proprio al gestore privato – affido provvisorio che non avrebbe impedito nessuna azione in sede civile per ottenere il ristoro, previo accertamento, di eventuali danni ed inadempienze.

Se l’avventurismo della giunta comunale dovesse essere stroncato dalla sentenza che sembra profilarsi all’orizzonte, il Comune (cioè la comunità dei cittadini) dovrebbe sborsare un bel po’ di milioni, che la Corte dei Conti poi addebiterebbe agli attuali amministratori (consiglieri comunali compresi).

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